Questo articolo è stato aggiornato il 30/12/2025. È redatto secondo le norme francesi ed europee, pur affrontando in alcuni punti aspetti specifici di altri Paesi. Potrebbero quindi essere necessari adattamenti locali a seconda della giurisdizione.
Dal 2021 le etichette di alcuni prodotti devono riportare un nuovo elemento: l'identificatore unico di formula, o Unique Formula Identifier (UFI), un codice di 16 caratteri. Deve obbligatoriamente comparire sull'etichetta di tutti i prodotti classificati in base ai pericoli per la salute e ai pericoli fisici nello Spazio economico europeo (SEE). Permette di identificare immediatamente la composizione di una miscela in caso di chiamata al centro antiveleni. L'UFI deve essere visibile, leggibile e apposto su tutti i prodotti soggetti a una classificazione di pericolo.
La buona notizia è che non tutti i prodotti messi in vendita dovranno necessariamente essere registrati.
Che cosa prevede la normativa sulle etichette delle candele?
Il decreto francese n. 2014-128 del 14 febbraio 2014 sulla tossicovigilanza definisce i prodotti soggetti a dichiarazione obbligatoria in base alla loro classificazione. Per legge, i fabbricanti sono tenuti a dichiarare alcuni prodotti presso un organismo autorizzato, in funzione di questa classificazione.
In altre parole, chiunque sia responsabile dell'immissione sul mercato di un prodotto è invitato a effettuare la dichiarazione, così da mettere a disposizione dell'INRS e dei CAPTV (i centri antiveleni e di tossicovigilanza francesi) tutte le informazioni necessarie per valutare il rischio legato all'esposizione a un prodotto e per il trattamento medico in caso di intossicazione.

In questo caso specifico si tratta di una registrazione tramite un codice UFI, o identificatore unico di formula: un codice di 16 caratteri da apporre sulle etichette dei prodotti classificati come pericolosi, che consentirà di identificare facilmente una miscela in caso di chiamata al centro antiveleni. Per saperne di più, guarda questo video animato (attiva i sottotitoli).
Che cosa bisogna dichiarare? E quando?
Come abbiamo visto in un articolo precedente sull'etichettatura CLP, la vendita di candele, fondenti di cera e prodotti derivati è regolamentata. Bisogna infatti tenere conto della classificazione del tuo prodotto finito e, anche se l'elenco delle categorie di pericolo da dichiarare continua ad allungarsi di anno in anno, molti dei tuoi prodotti finiti in realtà non dovranno essere registrati.
Per esempio, una candela non profumata non dovrà essere registrata, perché non contiene sostanze classificate come pericolose. Tra tutti i prodotti profumati, che si tratti di candele, fondenti, diffusori o altro, andranno dichiarati quelli classificati in determinate categorie.
L'obbligo è scattato il 1° gennaio 2021 per i nuovi prodotti e, per quelli già esistenti, se non erano già stati dichiarati sulla piattaforma francese Synapse.
Ogni volta che la formulazione cambia, diventano obbligatori un nuovo UFI e un aggiornamento dell'etichetta, in particolare nei casi seguenti:
- aggiunta, eliminazione o sostituzione di un ingrediente;
- variazione delle percentuali oltre le soglie di tolleranza;
- modifica dell'UFI di una miscela utilizzata nella tua miscela.
Si può usare lo stesso UFI per un prodotto disponibile in più formati?
Puoi usare lo stesso UFI per un prodotto proposto in più formati, ma solo a determinate condizioni. La formulazione deve essere rigorosamente identica e appartenere alla stessa categoria di prodotto. Per esempio, una candela disponibile da 100 mL, 250 mL o 500 mL potrà mantenere lo stesso UFI se la composizione non cambia.
Uno stesso UFI non può invece coprire più tipologie di prodotto. Una candela e un fondente di cera, anche se hanno la stessa formulazione, richiederanno ciascuno il proprio codice UFI. Quando un centro antiveleni verifica un UFI riportato su un'etichetta, deve poter accedere a una scheda che corrisponde a un solo e unico tipo di prodotto.
Quindi, quali sono le categorie da dichiarare?
In generale, i tuoi prodotti finiti raramente vengono classificati come molto pericolosi. L'obbligo ti riguarda quindi solo se il tuo prodotto è classificato come pericoloso per la salute, cioè con una qualsiasi indicazione di pericolo H che inizia per 3, oppure se è classificato per un pericolo fisico, cioè con una qualsiasi indicazione H che inizia per 2, tranne: H200, H201, H202, H203, H204, H205, H280, H281.
Attenzione: la frase EUH208, «Contiene… Può provocare una reazione allergica», non è una classificazione ma un'informazione. Non comporta quindi alcun obbligo di dichiarazione.
D'accordo, ma come si fa? E quanto mi costerà?
Buona notizia: la presentazione delle tue dichiarazioni UFI è gratuita per la Francia sulla piattaforma europea dell'ECHA (PCN). Per gli altri Paesi, leggi l'articolo fino alla fine.
Ecco i passaggi essenziali per dichiarare il tuo prodotto:
1. Crea un account aziendale sul portale dell'ECHA (piattaforma PCN)
2. Inserisci i dati necessari per generare il tuo UFI:
- partita IVA della tua azienda
- numero di formulazione interno (codice univoco che assegni alla tua miscela)
3. Genera l'UFI con lo strumento ufficiale
4. Raccogli le informazioni tecniche del prodotto:
- composizione della miscela (ingredienti + percentuali)
- classificazione CLP (ad es. irritante, infiammabile…)
- nome commerciale e nome del fabbricante
5. Invia la notifica PCN tramite il portale dell'ECHA.
6. Riporta il codice UFI sull'etichetta e aggiungilo alla SDS (scheda di dati di sicurezza).
Una volta convalidato l'invio, il tuo prodotto risulta registrato presso i centri antiveleni europei. Qui trovi un video esplicativo utile.
Quali sono le particolarità dei singoli Paesi?
Nella maggior parte dei Paesi europei la dichiarazione UFI non comporta alcun costo. Alcuni Paesi applicano però condizioni proprie: prima di avviare qualsiasi pratica è quindi essenziale informarti sulla normativa specifica del tuo Paese.
- Unione europea: la notifica tramite la piattaforma dell'ECHA è a pagamento solo in tre Paesi, descritti qui sotto: Belgio, Italia e Ungheria. In tutto il resto dell'UE è gratuita.
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Belgio: la tariffa di 200 € per notifica non è più in vigore. Dal 1o gennaio 2026 l'importo dipende dal numero di miscele notificate in Belgio nell'anno solare. È l'amministrazione belga (SPF Santé publique) a contattare il dichiarante all'inizio dell'anno successivo e a inviargli una fattura, sulla base delle informazioni registrate sulla piattaforma dell'ECHA. Una miscela la cui composizione cambia al punto da richiedere un aggiornamento conta come una nuova miscela. Fino a 5 miscele notificate nell'anno, la dichiarazione resta gratuita. Il tariffario annuale:
- da 1 a 5 miscele: 0 €
- da 6 a 20: 500 €
- da 21 a 75: 1.000 €
- da 76 a 100: 2.000 €
- da 101 a 250: 3.000 €
- da 251 a 500: 5.000 €
- da 501 a 1.000: 7.000 €
- da 1.001 a 2.000: 10.000 €
- Italia: canone forfettario annuo di 50 € per dichiarante, indipendentemente dal numero di notifiche. A differenza del Belgio, non è l'amministrazione a contattare l'azienda: è il dichiarante che deve attivarsi presso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS). Per una società con sede fuori dall'Italia, il pagamento avviene tramite bonifico bancario direttamente all'ISS, con una causale che deve comprendere in particolare la ragione sociale del dichiarante, la sua partita IVA e il riferimento APP 14.8. Il rinnovo è dovuto solo dopo la scadenza dei 12 mesi successivi al primo versamento. Fonte: Preparati Pericolosi
- Irlanda: la notifica è gratuita. È a pagamento solo l'utilizzo del numero di emergenza del centro antiveleni irlandese, nella sezione 1.4 della SDS: 650 € + IVA all'anno, oppure 200 € + IVA per meno di 10 prodotti. Fonte: Poisons.ie
- Ungheria: 21.000 HUF per notifica iniziale, cioè circa 50-55 € a seconda del tasso di cambio, e 15.600 HUF (circa 40 €) per una nuova notifica dopo una modifica importante della composizione; gli aggiornamenti restano gratuiti. Anche in questo caso tocca al dichiarante attivarsi: l'amministrazione ungherese (NNGYK) non invia alcuna richiesta di pagamento, bisogna pagare con bonifico e poi trasmetterle la prova dell'avvenuto pagamento.
- Regno Unito: nessun UFI UE, si applica il sistema specifico GB CLP.
- Svizzera: obbligo UFI dal 01/01/2026, con una tolleranza per i prodotti già commercializzati prima di tale data (estensione ai prodotti fitosanitari prevista nel 2027).
Se non trovi informazioni che ti orientino, ti consigliamo di contattare il centro antiveleni del tuo Paese.
Produrre e vendere candele con un'etichettatura CLP semplificata: quali opzioni?
A seconda della composizione e del dosaggio della fragranza, alcune candele possono beneficiare di un'etichettatura CLP alleggerita, pur restando perfettamente conformi. Non si tratta di un'assenza di etichetta CLP, ma piuttosto di un'etichettatura semplificata, quando la concentrazione di sostanze pericolose non fa scattare alcuna classificazione che richieda indicazioni H. Terre de Bougies propone diverse soluzioni pensate per gli artigiani che vogliono produrre in piena conformità riducendo al tempo stesso gli adempimenti normativi.
È importante ricordare che, anche quando non è richiesta alcuna classificazione CLP, la candela deve sempre riportare le informazioni obbligatorie: denominazione del prodotto, recapiti del responsabile dell'immissione sul mercato, peso o volume, oltre a qualsiasi indicazione specifica come la frase EUH208 quando è presente un allergene dichiarato.
Fare candele senza UFI: in quali casi è possibile?
In alcuni casi la dichiarazione UFI non è necessaria. Proprio per queste situazioni Terre de Bougies propone una selezione di oltre 300 fragranze utilizzabili fino al 7% o al 10% senza obbligo di UFI, finché la tua formulazione non raggiunge una soglia che impone una classificazione CLP con indicazioni di pericolo.
La collezione riunisce due gamme:
- fragranze utilizzabili senza UFI fino al 7%
- fragranze utilizzabili senza UFI fino al 10%
Queste fragranze, composte da un equilibrio di ingredienti naturali e sintetici, vegane e non testate sugli animali, permettono di creare candele conformi nelle condizioni d'uso raccomandate. Finché non scatta alcuna classificazione con indicazioni H, l'UFI non è richiesto. L'etichettatura CLP resta allora semplificata, limitata agli elementi imposti dal regolamento (denominazione, recapiti, peso ed EUH208 se applicabile).
Ridurre al minimo l'etichettatura CLP ed evitare l'UFI con la gamma Boost
Per un'etichettatura CLP ancora più leggera, la gamma Boost, dosata all'1%, è la soluzione ideale. A questa concentrazione le fragranze non fanno scattare né una classificazione CLP né l'obbligo di UFI, e questo semplifica molto la commercializzazione delle tue candele.
Questo non significa che l'etichetta non serva, ma che si limita alle informazioni obbligatorie generali: nome del prodotto, recapiti del fabbricante, peso e, se del caso, la frase EUH208 se nella formula è presente un allergene. La gamma comprende 16 fragranze:

La scheda di dati di sicurezza (SDS) può talvolta riportare consigli di prudenza come P101 (in caso di consultazione di un medico, tenere a disposizione il contenitore o l'etichetta del prodotto) o P103 (leggere attentamente e seguire tutte le istruzioni), ma la loro presenza resta facoltativa. Ti consigliamo comunque vivamente di inserire il consiglio di prudenza P102 (tenere fuori dalla portata dei bambini) quando è applicabile, anche se è facoltativo.
Spazio alle domande
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Dove e come devo apporre il mio codice UFI?
Il codice deve essere visibile, leggibile e indelebile, preceduto dalla dicitura UFI. Non è imposta una posizione precisa, ma di solito lo si colloca vicino agli elementi legati al CLP, come i pittogrammi e le indicazioni H/P, oppure vicino al codice a barre per facilitarne l'identificazione. Se l'imballaggio è troppo piccolo o di forma irregolare, l'UFI può essere riportato su etichette pieghevoli, etichette volanti o sull'imballaggio esterno, sempre insieme agli altri elementi obbligatori dell'etichettatura.
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L'UFI attribuito a una fragranza in modalità MiM (miscela in miscela) copre automaticamente la formulazione?
Quando un profumiere fornisce un UFI per la propria miscela, il produttore di candele può utilizzarlo nella sua notifica PCN secondo il principio Mixture in Mixture. Questo UFI, però, è specifico di ciascuna azienda, perché è direttamente legato alla sua identità, e non deve mai comparire sull'etichetta del prodotto finito. La candela commercializzata deve avere un proprio identificatore, generato dal fabbricante sulla base della composizione complessiva.
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Bisogna creare un nuovo UFI se la fragranza viene modificata o se si aggiungono additivi?
Ogni UFI corrisponde a una formulazione precisa. Prima dell'immissione sul mercato va creato un nuovo identificatore ogni volta che si modifica la composizione, salvo rare eccezioni come l'aggiunta di un colorante che non incide sulla classificazione. Qualsiasi modifica della fragranza o aggiunta di un ulteriore componente classificato dovrebbe quindi comparire nella SDS. Per esempio, uno stabilizzante UV costituisce una modifica della miscela finale e richiede quindi un nuovo UFI.
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Una stessa fragranza dosata in modo diverso in due linee di candele richiede due UFI?
Sì. Una candela profumata al 10% e la stessa fragranza usata al 12% danno luogo a due miscele distinte, perché le percentuali delle materie prime sono diverse. Poiché queste composizioni possono portare a classificazioni CLP diverse, ciascuna deve essere oggetto di una propria notifica PCN e avere un UFI dedicato.
Vuoi approfondire? Ti affianchiamo noi
Conosciamo bene gli obblighi di legge e ne abbiamo fatto una nostra specialità: il nostro team resta a tua completa disposizione per affiancarti in queste pratiche. Proponiamo un corso di formazione di un'ora e mezza per imparare a fare in autonomia le tue dichiarazioni UFI. Se non hai tempo, abbiamo anche un servizio che può effettuare la dichiarazione al centro antiveleni al posto tuo.
Puoi anche leggere un nostro articolo dedicato a una normativa complessa che riguarda i fondenti di cera che somigliano ad alimenti.
Conclusione
L'UFI risponde a una logica di sicurezza e di rapidità di intervento in caso di esposizione, perché consente ai centri antiveleni di identificare immediatamente una miscela. In pratica, la vera sfida è stabilire se il tuo prodotto finito è effettivamente classificato, mantenere una formulazione stabile e aggiornare l'etichetta ogni volta che la composizione cambia. Con i metodi giusti, e scegliendo soluzioni adatte ai tuoi obiettivi, puoi restare in regola semplificando al massimo l'etichettatura. Per approfondire l'argomento, ti invitiamo a consultare la nostra guida dedicata all'etichettatura AFNOR, una pratica essenziale che ti consigliamo vivamente di adottare.
Fonti: